Cenci fritti

Cenci fritti

Cenci fritti

Non è carnevale senza i cenci fritti. Così si chiamano in Toscana questi dolci irresistibili, dalla forma disuguale e dai cento "nomi di battesimo": le frappe, le chiacchiere, le bugie, i fiocchetti, e via percorrendo l'Italia da un estremo all'altro. Il nome "cencio" deriva dalla parola che indica un brandello di stoffa, e si ispira alla sagoma irregolare che rimanda anche alla ancestrale usanza carnevalesca di vestirsi, appunto, di stracci.

Come avviene per molti prodotti popolari, le ricette variano molto da luogo a luogo e spesso anche da famiglia a famiglia. I cenci si fanno impastando farina, uova, burro, zucchero, e ingredienti "personalizzati" da zona a zona (per esempio si possono usare bevande alcoliche, o farcirli di marmellata e così via), ottenendo una pasta che verrà spianata, divisa in rombi o rettangoli e fritta in olio. Cospargere i cenci di zucchero (a velo o no) è il tocco finale. Nessuno sa resistere a questa delizia, che mette allegria nel palato e nel cuore con la sua croccantezza.

Pare che questa ricetta - e le sue interminabili varianti - sia stata tramandata attraverso i secoli dai tempi della Roma imperiale. Più verso i nostri giorni, anche in Casentino nelle famiglie si usa tuttora preparare i cenci a carnevale. Ma molte massaie non osano andare oltre il Martedì Grasso. L'inizio della Quaresima è infatti una linea di demarcazione ancor oggi molto netta. Tutto è cambiato in pochi decenni ma se nelle case casentinesi cercate i cenci fritti, non presentatevi oltre il Mercoledì delle Ceneri.

Vi darebbero appuntamento al prossimo anno.